Era finita la breve fioritura,
e era il culmine del giorno,
sopra il riflesso della montagna in fiamme:
il suo vero significato,
il momento della resa…
Qui era l’infiammato punto,
la acqua ferma e il viluppo di radici,
quell’ombra del cappio
(e l’aspirato ago,
i muti sarcolemmi nella gola).
Amante della distanza
nell’ultima tana si acceca,
pesa il tragico sogno
-nell’intrico delle deformità, in quell’icore.
Bramavano essi tutti di farsi inghiottire
da qualcosa più grande di loro,
per conoscere il cuore di questo spazio, di questo silenzio:
la reliquia sottile,
una tensione vitrea verso il libro estremo,
tutta quella disnatura
( con la luna colore di sangue
che sorge nel deserto).
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