SENTO UN CORPO


Dai rovesciati visceri
sibilla a divinare
sento un corpo
– einer korper-
nel suo momento consumativo,
al compimento delle Solitudini,
quando i nomina scossi sventurano,
lo spurgo a superare
di una giugurale insuturata,
il limite a segnare
delle coltivazioni morte.
E si era pure stati zelanti,
e con il capo chino,
ma ora si doveva penare
per gli altrui misfatti:
e certo tutti avrebbero potuto esecrare
a proprio piacimento,
ma a che sarebbe servito
se non con l’ombra a confutare,
dissertazione abortita in nuce
e alla luce,
scabra a segnare solo
quell’accumulo stocastico
di forche sempre pronte,
e senza nemmeno potere pietare,
di avere gettato alla pietra
ogni nostro insano inseme a germinare.

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