ERA GIUNTA LEI ALLORA


…”Fuggi le mormorazioni,
o il serpente antico
ti istigherà e ti darà pena certo…”

Era giunta lei
– allora-
all’impenitenza finale,
in quei tempi di apostemi,
e della grande impostura.
E nella diminutio perfetta,
e nella dispersione,
( che poi erano del geist
il procedere angolare
nell’universo degli impaludimenti tutti)
istigata era lei ora,
finverso alla neurosi sua
deliquescente e bella,
quella degli sfagli già prima abominati,
la fisiologia arcana
delle compossibili furie.
E che potesse poi lei conquidere- e molle-
tutti quei giudici dai giudizi perversi,
e i loro catechistici toxici,
la fattuale tarda reparazione
della impalcata pena
sulla molitoria rota
in torsione fredda,
e lì, nei tantalizzati loculi!
( con lei in mezzo a degli acidi le punte aguzze,
senza potere mai essere infin disciolta tutta,
ma sempre stra/passata,
e messa poi alla concia,
e solo sola,
sia pure e per una volta lei intera)

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