L’ARRASAVA COME IL CRANIO


Quell’anima era solo una animuncola
( aveva fallito il suo destino, aveva)
sbandava, e fin infebbrava poi,
da una certa sua contrazione nera,
lì nell’inghiottitoio,
tra i brevissimi furiosi feticci,
e con quei pochi inesausti a torturare.
(lì ,sulla soglia del grado vuoto,
nel grande spazio nudo
e di un cielo scavo)
L’amore…
l’amore era stato una dura lezione
– e lo si era dovuto apprendere e fin da sempre-
non era che una piccola esigenza umana
al di fuori di ogni sopportazione,
e ciò che aveva carne era solo
quel silenzio della morte,
così più reale di ogni obbedienza ,
– e della disobbedienza-.
Ma i profeti senza voce
avevano scelto di seguire
solo gli esseri inutili,
quelli che del possesso
puro abominio sanno fare.
Ma i noviluni, tutti quei sabati
le stesse assemblee sacre
non potevano sopportare
delitto e solennità:
non lo sapevano, dunque?
Eppure l’artiglio di ferro
dell’angelo sommerso,
li ammoniva, dal pozzo, e lei
l’abbruciavano quegli olocausti
sempre davanti ai suoi occhi,
come si arrasava il cranio di un mostro:
aveva forse lei un animo di poeta,
da povero assassino, dunque?
( lo dicevano, lo avevano detto)…

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