DOVE MAI SCALFIRE SI POTEVA


Tutto ciò,
( anathema,
anathema per chiunque pensi,
era stato detto)
tutto ciò
i suoi innaturali pensieri
– e il suo interiore organamento-
avrebbero fatto,
nei laghi sotto i quali
le città maledette dormivano:
studiare infine
l’invisibile agonia della Cosa,
prolegomeno e logomachia
del lunare muro
contro il mero orizzonte d’ambra,
dove mai scalfire si poteva,
quella solitudine,
truculenta e simbolica
come un ex-voto.
Destirata a terra
si era messa lei a astiare,
come avesse poi smorzato il suo fulgore
e fosse uguale ora alla polvere,
senza parole ma solo grida
nello stalag stanco,
dopo quell’interrogatorio in tormentis,
lì, sulla croce di collimazione,
e nell suo proprio centro –
( e quando la sola risposta
avrebbe potuto essere la fredda
profezia).

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