ILTALE, L’AUTISTA


Il cieco scendeva sempre alla pizzeria detta oasi e poi, dopo essersene stato un po’ lì ma non troppo e anche misteriosamente per chi non lo conosceva a fondo- oltretutto diceva che i proprietari erano dei suoi parenti alla lontana, ed era quello il motivo per cui si fermava ogni volta lì, come andasse a finire in un luogo sicuro e familiare, anche se la maggior parte delle volte e nonostante queste sue abitudini inveterate e anche leggermente ossessive ( una sorta di passi altamente obbligati e malsani come se il cieco non avesse scelta e fosse un animaletto – cavia in gabbia, sempre li a ruotare invasato e insonne) preferiva sempre raggiungere il paese andandosene a piedi su uno dei marciapiedi stretti del ponte, subito dopo avere oltrepassato una certa curva angolata sulla destra, quella che proprio sul suo stesso margine estremo era delimitata da un piccolo spazio adattato a raccogliere i rifiuti differenziati che finivano in certe campane plastificate sempre stracolme e oltre le quali e subito dietro iniziava quella certa stradetta sterrata che finiva in una frazioncina laterale e defilata, la frazione che tempo addietro era stata interessata da un movimento franoso, che l’aveva quasi portata a scomparire e comunque c’era mancato davvero poco che alcune casette finissero per cadere sprofondate nelle acque di quel fiumiciattolo che-subito passato quel piccolo centro abitato- arrivava minaccioso a formare gorghi e come delle ripide verdastre e mugghianti, come se ci dovessero aspettare precipizi e cascatelle lungo quella sua linea a zig zag che – in quei tratti e proseguendo per pochi chilometri ancora- pareva solo un susseguirsi di gole tenebrose, poichè ai suoi due lati e sia pure per un tratto molto breve si fronteggiavano i contrafforti semimontuosi di alcune colline che durante i lunghi inverni parevano fatti solo di pietra, salvo poi verdeggiare di morbido verde nelle belle stagioni dando l’impressione che tutti i sentieri a picco che una volta servivano agli scarsi abitanti di quei bricchi sulle cime fossero stati cancellati dal pervasivo moltiplicarsi di un verdeggiare malsano e avvolgente come quello di un eden primigenio che volesse cancellare le tracce di luoghi una volta abitati. Camminando da quel lato del ponte- il lato destro che di solito prendeva il cieco per andare in paese, anche se era pericoloso, perchè era lo stesso lato in cui procedevano le macchine- non si potevano vedere i disastri procurati dai sommovimenti franosi, quei loro residui cicatriziali li si potevano visualizzare appieno solo guardando l’intero panorama del paese dalla parte opposta e fin verso l’entrata del borgo: e allora si vedevano certe propaggini ondulate, strette e frammiste una sull’altra, che potevano fin quasi sembrare una sovrapposizione a strati di terreni e prati prima distinti e separati, sembravano gli strati sovrapposti di una torta che avesse subito degli schiacciamenti forzosi e maligni, e per un occhio attento allora era quasi possibile visualizzare le linee di sfagliamento e quelle di rottura e spostamento, tipiche di quella zona montana depressa e preappenninica, che veniva protocollata statisticamente come una zona sottoposta a sommovimenti franosi leggerissimi ma continui, e quindi non del tutto assestata,fatta come era di di una materia friabile, di un terreno che era di origini calcaree, una cosidetta zona a rischio per frane e scosse di assestamento di probabile origine tellurica, e quando lei -ogniqualvolta entrava nel paese dalla statale- guardava quel lato con attenzione pensava chissà come a certe vedute di paesaggi orientali di risaie immerse in terreni umidi e quasi paludosi, terreni di marcite e di nebbioline gocciolanti, terreni inglobati forzosamente l’uno nell’altro come con dei sottili gradoni rientranti a formare delle specie di terrazzamenti artificiosi.
Lei ricordava ancora una certa volta quando, attraverso passaggi stretti in una verzura soffocante di viluppi e liane nodose da giungla, e in compagnia di parenti vari, tutti loro erano arrivati -per caso e proprio dal medesimo lato lato di quella stessa frazioncina defilata- sugli argini pietrosi del torrente che ora si voleva interrare in alcuni punti facendolo scorrere in tubature per poi utilizzarne le acque solo in particolari periodi di secca, decisione che aveva generato la sollevazione del comune e degli abitanti tutti : e lei quella volta aveva scoperto che in quei punti le acque sprofondavano all’improvviso in buche di altezza indefinibile e in cavità improvvide a trabocchetto nei punti più inaspettati, in certe specie di anfratti occultati da un verdeggiare pervasivo che dava al paesaggio intero un aspetto barbarico di mistero limaccioso nel procedere serpentino di curve e controcurve di masse liquide e cristalline in perenne movimento impetuoso e forse terribile, con dei risucchi e rivoltolii di schiume e bave biancastre su tutti quei pietroni lucidi e a picco e perfino aguzzi dove lei aveva rischiato di scivolare a ogni suo minimo movimento. In quell’ansa del torrente seminascosta e inaspettata e in quella particolare occasione tutto le era sembrato viscido e in bilico, in quell’aria trafitta da luci pulsanti e come alonate da un riverbero azzurato e nel pulsare gocciolante di un verde spezzato da luci opalescenti e in cui pareva stillare perfino un odorume marcio e infestante, a lei era parso davvero di entrare in un mondo selvaggio, e proprio da quella parte destra, e era stata una vera sorpresa, non se ne capacitava, di questo cambiamento repentino: il fiumiciattolo dall’altro lato del ponte si presentava lineare, e monotono nella sua piattezza biancastra per via di quei suoi sassi ovali levigati da acque di pochi centimetri e solo in vicinanza di una specie di piscinetta artificiale e che chiamavano “I sassi neri”- che era poi l’unico punto dove ci si poteva tuffare con una certa sicurezza- si poteva vedere qualcosa di meno piatto e monotono, e davvero nessuno avrebbe potuto pensare che a così breve distanza la natura e la conformazione cambiassero così drasticamente

incipit di un racconto intitolato appunto “Il TALE, L’AUTISTA”

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