DI QUEL LORO TRISTO AMORE


Lei era dei raminghi,
di quelli che il male del mondo
estenua,
costretta a calpestare continuamente
le sue proprie ombre,
nell’evocazione profetica
alle ossa sante.
Ma un animale faceva sentire
un suo Urlo,
come se qualcuno si muovesse
il destino a sconvolgere,
e la peste poi ci fosse,
– nelle tenebre-
e con lo sterminio che devasta
a mezzogiorno.
Del resto erano lasciati tutti
a imbestiarsi,
e forse non avrebbero campato
fino alla fine della pena,
con quel loro tristo amore
per lo scanno,
come se si trattasse di un ciborio:
e nel passaggio tra le parole
– come tra frustate-
lei era a sacrare sempre,
alla ricerca vana
di ali smisurate – e di oro-
per tutta quell’aria imbalsamata.

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