QUANDO LEI AVEVA OSATO CHIEDERE


Imparò l’obbedienza
dalle cose che patì,
quando il dolore aveva i denti
piantati in un punto
e l’acido vi iniettava,
dopo quel suo breve affaccio
su quel letale giardino d’infanzia,
quando lei aveva osato chiedere
di potere fare a meno del calice.
“Perchè, perchè mai fu necessario
un assassinio?”
aveva gridato,
ma non vi era stata risposta.
E nella fanatica devozione
a un’ onorevole sopravvivenza
vi era perfino poi stata
una pretenziosa sua
orma di capitolazione,
lei poi così volutamente debilitata,
così solennemente grigia
nella sua abiezione da supplice:
“Dì, dì,
dì ogni sorta di cose,
accetta l’atto insolito,
il pensiero alieno,
penetra nei meandri
dell’esegesi metafisica,
cerca qualcosa che sia
privo di morte,
quella che si teme,
quella che si dà,
quella che ahimè si possiede!”
Solo che in questa deliquescenza
vi era forse una stancante
abitudine alla tautologia:
e le sue mentali distillazioni
si erano fatte come
i pani di piombo dei cartulari,
e lei una esperta di teorie collisionali,
e dei disfacimenti tutti.
Ma si era poi d’inverno,
la stagione recondita.

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