FIN VERSO QUEI DISFATTI – E TUTTI-


Qualcuno era sceso nel nulla,
liquescente cosa
ricoperta da un sudario di nevi,
e fin verso quei disfatti -tutti, e perduti-
del giorno del giudizio.
Lo scheletro era poi visibile,
tra quelle ali,
e noi non proferimmo verbo
davanti a quel misterioso apparato
del confessionario cattolico
( a metà,
a metà lo spezzerei,
come un serpe).
Antiche ferite si aprivano,
corolle spezzate nella notte,
arsenicali psicogeni
fiori carnivori
a consummare le ultime anime morbide
marchiate a fuoco
nella quiete neutra e fittizia
dei disperati.
Di colpo tutto apparve
come srovesciato nelle acque
di un sogno da annegato:
e solo allora la quiete fu immensa.

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