QUELLA CROSTA DI FUOCO A SPEZZARE


“L’AMORE A SE STESSO NON HA MAI FINE”
-dicevano,
servendosi della versione ufficiale riveduta-
ma lei non credette”

Una notte il suo cuore
compì nell’oscurità
un moto di amore:
nube che si sframmenta in un angolo,
e verso tutti quei suoni senza corpo…
Quell’inaugurale errore
-ridipinto come in un’aria di vetro-
va rammemorato e rammemorato:
si erano perduti così gli uomini
nel loro primo tempio,
piangevano anche gli alberi,
nella sequela di esplosioni
a struggere,
le colonne di sangue
che cedono come canne.
La rigettarono allora a costrizioni inaudite,
le mura delle mani
a asstrangolarla solo.
Una piccola pia oppressione
sente ora sempre,
chè lei spettri ha intravisto
findentro quel cuore della dannazione,
accoppiati dall’esilità,
concatenati loro a quei morti steli
dell’anno prima,
con solo le cupe porpore dei crochi
la crosta di fuoco
a spezzare invano…

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