DALLE SPECOLE SOLE


Dalle specole sole lo si vedeva,
presagendolo dove non stava,
quel feu sacrè cauterizzato,
l’angelo condannato al marciume…
Nell’inconcepibile sospetto
-che lei stessa fosse poi mortale-
e per sfuggire anche, all’indecenzadell’amore
( un attimo dopo ti affondono le unghie nella carne…)
non era la prima volta che si intratteneva
– nelle torture bizantine-
in quelle notti dilatate,
e da quegli urli di pazze.
La deturbava,
la sua inclinazione per gli abiti mistici,
ben prima che potesse incordare
nei formalismi liturgici:
e si faceva delizia,
di sacre immagini, e degli uffici divini,
le nequizie blasfemando,
di una bestia decacornuta.
Ma quella notte barbara
era scritta poi da sempre,
e un eccesso teologico
– dovuto certo a un suo stato confusionale-
le disse che tutto era stato comunque
un inutile olocausto:
vi erano una strada di soli sepolcri lunari
– e aiuole di papaveri scompigliati dal vento-
nella inevitabile laguna il suo proprio letto di morte,
il cerchio infernale,
quelle sindromi perfette.

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