E CON LO STESSO AZZURRO


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E l’avevano vessata,
quell’autorità della morte,
e lo stesso colore azzurro del cadavere,
fusi in una sorta di collasso,
e nel puro latrato
di un qualcosa senza fondo…
Nello splendore inclemente della luce,
incrudeliva – su di lei-
quel rilevante aspetto di inaudito
– di senza nome-
che la Cosa aveva.
Lui la guardava in quel modo cieco,
contro le sbarre di osso
– e nell’oro antico degli steli secchi-
ah, presto l’intera struttura scheletrica
resterà vuota
come un’arca di dottrina teologica ,
pareva sussurrare,
il putridume lo abbandonavano tutti,
ognuno separabile come un giunto.
E vi sarebbe poi sempre stato
il richiamo languido della morte:
certe preghiere nodose levate al cielo,
e residuata una sola sillaba
– compatta inviolabile-
uno sfregio rosso e nero,
nel freddo a rilucere su tutti quei viluppi.

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