PRIMA CHE QUELL’ASTRO IN PATIMENTO


…Anche di quei giardini pensili
il vento di morte chiuse i fiori tutti,
e loro – ora-
solo la notte avevano…

.

E era provato , e oramai,
esistono
– i venti infetti-
anche la calcinata pietra, avrebbero disciolto ,
e le tracce diluito lì di ogni succo,
in quella fossa settica fin dentro…
Non vi erano state -e ancora-,
le tempeste di fuoco di settembre,
i soffici fiori velenosi
(con quelle foglie verdi simili a pugnali)
dei cespugli grevi di camelie,
– quella loro solennità opulenta, forse in sfacelo-
Come si fosse staccata dalla sua stessa carne.
percepiva la membrana dall’interno
-in sospensione-
e nell’attesa di un catalizzatore,
lei resa estatica dal freddo
chè non si era ricordata delle ossa,
della recita della prescritta parte.
Non avevano forse ceduto tutti quanti,
e come fossero inseguiti da una muta?
Lei stava inerte come loro
– per spossatezza grave-
e sempre era quell’ora,
delle perorazioni,
dei predicatori da quaresima:
a che annottasse allora, e in ogni cosa,
– nell’erica, nei rovi, lungo i più lontani rivoli-
prima che quell’astro in patimento poi desfolgorasse,
proprio come l’ erba secca in fiamme!
( Ma nulla indicava la mutazione,
vi era solo una sorta di silenzio integro ,
quel languimento… )

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Una Risposta

  1. ringrazio e saluto: Emilia Barbato. Rosario Campanile

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