ERA UN LAGO FERMATO NEL GHIACCIO


Quella notte era in preda alla febbre,
senza fine rombava la risacca,
– del mare invisibile,-
era un lago fermato nel ghiaccio del soffio del vento,
nuvole rapide brancolavano sulle colline,
tracimando dalla linea del crinale

Per prendere il tempo degli spasmi
talvolta ritrovava il suo inutile corpo
( ogni tuo osso è sacro..)
Ormai priva di ogni smarrimento
al centro ardeva in eterno, senza fine,
questo bellissimo inferno…
Continuavano, le flussioni,
voleva uscire da quella costrizione:
ogni cosa era solo lo specchio incrinato delle esplose stelle
-e su un fondale pallido, là fuori, lontano
Ma non c’era modo di sfuggire alle sue parole,
spaventose e interminabili preghiere per i morti,
quegli umiliari, quei sermonari
la dissossata lingua
( che qualcuno la tenesse alta, e sempre cruda, lieve!)

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