QUELLA VOLTA (6)


Bruna occhieggiò tutt’attorno per un’ultima volta prima del rientro, da destra a sinistra e circolarmente, e auscultò trattenendo un respiro già sfinito da una tensione crescente, non era giornata non era giornata, era peggio di tutte le volte precedenti,( ci mancava solo il pugnale, ci mancava, come se non fosse sufficiente già il resto…) non vedeva l’ora che le due ore terminassero: solo sulla via del ritorno a casa, avrebbe potuto tornare a respirare, ma c’era ancora parecchio da fare, invece….Sbattè con foga parossistica lo stuoino anche sulla soglia dell’entrata, sulla sua superficie una miriade di peluzzi inamovibili se ne stettero lì come incastrati, come se lei non avesse cercato di dargli una ripulita: poi lo riposizionò alla giunzione dell’ultimo gradino della scalinata, come sempre stette molto attenta a farlo aderire al piano di pietra, e per questo con le calzature di foggia maschile diede dei colpetti in progressione al di sopra di uno degli angoli, voleva abbassare una specie di sollevamento determinato dalla trascuratezza, ripianare quell’allentamento della trama pelosa. chiunque scendesse correva il rischio di scivolare incappando direttamente sulla pavimentazione anziché sullo zerbino.
Subito si recò presso l’acquaio, riempì il secchio, e prese anche lo straccio, e lo scopettone da pavimento, a quel punto il piano di lavoro prevedeva la pulizia della scalinata fino alle due prime rampe, amava interrompere le diverse fasi della pulizia,passare da un ambiente all’altro, una variazione leggera e illusoria nella maniacalità delle operazioni curriculari e obbligate.Quando giunse al primo dei due pianerottoli, non potè –visto che il silenzio non aveva subito nessuna incrinatura e aveva ancora un po’ di tempo a sua disposizione-che soffermarsi davanti alla porta a due battenti tinteggiata di un bianco avorio ormai sporco, che come al solito non era chiusa, ma solo accostata La scostò ulteriormente,e entrò nella camera genitoriale – era stato del resto lo stesso suo datore di lavoro a confessarglielo, e con l’aggiunta che non c’era necessità di fare pulizie accurate in quella stanza, nessuno la usava più-, tutti i suoi movimenti e gesti sembravano a quel punto raggelati da una cautela esagerata, i suoi passi lei stessa li sentiva felpati, circoscritti e delimitati come se dovesse attraversare uno spazio recintato e off limits. Quella stanza quadrata era quella di maggiore ampiezza dell’intera casa, nell’ arredamento presentava aspetti di pretenziosità e elementi accostati senza raziocinio, oggetti evidentemente aggiunti in tempi diversi, per ragioni dovute a forza maggiore, e per questi motivi l’impressione finale a un osservatore esterno era quella di essere penetrati in una camera degli orrori, in una Wunderkammer degradata.
Ciò che vi dominava era un gigantesco letto matrimoniale, completamente allestito come se qualcuno vi andasse a dormire, i due cuscini accostati al di sopra degli immobili risvolti di un coprilenzuolo immacolato e ben tesi sul copriletto violaceo, al cui bordo estremo nella parte inferiore era accostata una sovracoperta di lana patch word che alla donna delle pulizie dava l’impressione di essere un manufatto di quelli artigianali: grandi riquadri coloratissimi fatti a uncinetto, con i rimasugli inutilizzabili di coperte o maglioni già terminati, ricordava le calde coperte fatte da una sua zia.
Pressocchè nella parte centrale della porzione di soffitto sovrastante quel letto dalla testata bombata pareva ondeggiarvi e essere sul punto di precipitarvi in mille pezzi– per via di un inserimento non del tutto perpendicolare , l’asta metallica portante stessa lo si vedeva che era obliqua- un lampadario di sovrabbondante caratura, un pallone rigonfio di specchietti di vetro con nel frammezzo parti del tutto vuote,che facevano un effetto complessivo di una forma incerta , una specie di viluppo di inflorescenze schematizzate, rese dorate – giallognole- dalla luce, forse un sistema di illuminazione a imitazione dei veri lampadari nobiliari , magari di vetro prezioso di Murano. Una stortura, una delle tante.

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