QUELLA VOLTA (7)


Stava per cadere, accidenti, stava dunque per cadere, nonostante cercasse di stare attenta, ogni volta che si avventurava in quello stanzone dove non aveva obbligo di entrare, irretita dalle malsane verifiche che si era imposta di fare per confermarsi che quegli oggetti, quei manufatti esistevano, dopotutto, erano lì, non effetti momentanei e allucinatori dell’atmosfera opprimente di tutte quelle stanze labirintiche., e stava per scivolare perchè si era spostata troppo in vicinanza di quel letto incongruo e forse mai usato nella quotidianità, nonostante sembrasse pronto con tutta quelle lenzuola e sovracoperte e variegati piumini , stava per cadere perché aveva fissato per troppo tempo quegli spicchi vetrosi e luminescenti del lampadario, forme di escrescenze floreali, riproduzioni stilizzate di orchidee dai petali non proporzionati, delle piante carnivore come raggelate e vitree.: occhieggiavano, occhieggiavano tutte , e occhieggiavano storte., quelle, ogni corolla con il capino abnorme e come reclinato, sopra la copertona a riquadri vivaci, sopra le fasce longitudinale e parallele di quella pavimentazione anch’essa patchward, esattamente bicolore, fasce oblunghe di pietra arenaria alternata a fasce di color magenta, del medesimo rosso pompeiano laccato dei tre pianerottoli.
Tutti quegli effetti ottici, quella vertigine coartata, quella forza radiante che le arrivava nel cervello ogni volta che si approssimava a quell’ accentuato avvallamento nella parte centrale della camera- e che si ripeteva sia pure in misura più lieve nella cucina di sotto-, l’ondulamento ipnotico di linee e colori che gravavano e convergevano su quel dislivello improvvisp, uno schiacciamento di qualche muro portante, uno scoscendimento .come se nel le fondamenta di quella casa di campagna ristrutturata in diversi momenti chi fosse una qualche faglia. .. E si sprofondasse…
“Devo andarmene… devo andarmene da qua.. non è possibile.. e poi.. questa stanza questa stanza.. non la sopporto.. è .. è qualcosa di inconcepibile.. è una camera da letto.. almeno.. deve essere stata una camera da letto per lunghi periodi… ma poi.. ma poi.. hanno spostato delle cose e delle persone.. forse le hanno recluse messe da parte.. forse, forse qui originariamente c’era una di quelle sterminate cucine di una volta..adatta a una famiglia patriarcale,, c’è ancora perfino una stufa economica ma poi ma poi.. una struttura portante si è incrinata chissà.. è diventata .. che cosa mai.. che cosa.. il pavimento con quella colorazione così particolare.. quel lampadario esagerato.. magari in questo stanzone si ballava.. forse era il centro dell’intera casa ci potevano stare tante persone.. qui sarà successo qualcosa,, qualcosa è certo successo“
Sulle pareti , su ognuna delle tre pareti lasciate libere dalla spalliera intagliata a volute di quel lettone di dimensioni fuori standard c’era un apparecchiatura per disabilità di vario tipo, sembravano ausilii terapeutici per persone invalide o molto anziane- strutture squadrate , rigide– e erano tutte di modello desuete non più in uso . dietro un tendaggio coprente di tela grezza grigio scuro -(forse di yuta. lo stesso materiale granuloso usato per i sacchi, forse)-lungo fino a terra era come occultato un angolo adibito a piccolo bagno, non c’era muratura era lì, occultato e nudo, uno stanzone dove si era ballato, trasformatosi nel tempo in uno spazio circoscritto, magari di tortura. E di segregazione
Stava davvero per cadere, forse per un fenomeno ottico, un processo di sfalsamento di visione :aveva fissato troppo a lungo e intensamente la pavimentazione a strisce parallele e oblique in quel loro alternarsi di pietra non lavorata e di ammattonato tinto color magenta, stava minacciosamente subendo le conseguenze di un artefatto e irreale movimento di tipo ipnotico, una impressione coartata di vertigine e proprio lì, in una camera di reperti museali , un museo involontario di mostruosità , di incongruenze….non ce la faceva più, presto avrebbe dovuto riprendere le rimanenti lavorazioni, e certo quei fenomeni di non equilibrio, di possibile caduta imminente( quella la sua fissazione maniacale, l’ondulamento ipnotico delle linee, quei disegni basati su movimenti ripetuti , quelle inferenze luminose determinate dalle gocce vitree del sistema di illuminazione opalescente, in perpetuo tremolante tintinnio.., forse qualcuno stava testando le sue reazioni, attraverso degli esperimenti basati su giustapposizioni sfalsate, su certi effetti smaterializzanti, sui fenomeni indotti di decarbossilazione che non la facevano respirare.. le onde elettriche del suo cervello deviate su uno specchio o su un misterioso oggetto lucido e rifrangente e che deformava )stava iniziando a stare male, doveva uscire da quella stanza , ma prima, prima aveva da compiere un altro gesto, sì, non poteva non farlo, doveva osservarla ancora – e questa volta con tutti i suoi sensi all’erta.come se i suoi occhi si dovessero posare su uno dei fogli inchiostrati dei test di Rorschach – doveva osservarla , la foto di famiglia, racchiusa in quella bella e semplice cornicetta di vero legno, quella foto al di sopra dell’unico cassettone in prossimità della porta color avorio degradato.

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