QUELLA VOLTA (9)


Ormai Bruna sentiva quel quadretto fotografico come se fosse piombo, un peso pressocchè insostenibile,un corpo estraneo incuneatosi in quelle sue mani con certi uncini ritorti cosparsi di materia urticante: con un gesto scomposto gettò la fotografia sul ripiano del cassettone, su quella ricopertura cartacea sfilacciata e come grafittata da linee tortuose che parevano degli scorticamenti millimetrici e maniacali di una mano ferma munita da un oggetto tagliente, di una persona che in realtà volesse incidere la fotografia stessa, l’intera rappresentazione familiare,tutti.
Avrebbe voluto riappenderla, rimetterla nell’identica posizione in cui l’aveva trovata, ma si accorse che il chiodino dalla capocchia di ottone pendeva ormai tutto da una parte, certo non sarebbe rimasto appeso, e del resto il tempo incombeva. Avrebbe lasciato quel quadretto lì, come se fosse caduto dalla parete senza fare troppi danni, e il vetro non avesse subito alcuna scalfittura dalla ricaduta. Nessuno si sarebbe messo a congetturare, nessuno.
Bruna uscì , e si mise a salire la scalinata che portava verso l’ultimo piano- doveva stare ancora più attenta del solito, in una delle quattro camere cosiddette da letto stava dormendo il proprietario, che seguendo un suo misterioso protocollo settimanale usava a turno una delle stanze, e lei non sapeva in anticipo di quale si trattasse- riuscendo chissà come a tenere i suoi passi felpati- i passi di un animale furtivo- per non rischiare di incrinare quel silenzio ottuso , quell’atmosfera inerte che permeava tutti gli spazi.
Sul pianerottolo color rosso magenta ristette come in attesa forzata, e riposizionò quei suoi guanti – li aveva sottratti da una confezione di 100 paia di un’addetta del comune che aveva il compito di dare una mano agli anziani del paese, erano davvero maneggevoli e con tutte le garanzie possibili di igienicità, potevano servire a parecchi scopi- e appoggiò la testa a una delle due porte a doppio battente che si fronteggiavano ognuna di esse immetteva in un’ala della casa, nella prima a destra c’erano due camere , nell’altra altre due più spaziose, e c’era anche un corridoio divisorio , ai due estremi del quale vi erano una porta chiusa a chiave che segnava la suddivisione ereditaria con l’abitazione del fratello maggiore, e un bagno, uno dei due di quella proprietà. . l’altro era a pianterreno.
Dal battente di destra le sembrava non provenisse alcun respiro, il suo datore di lavoro non era certo da quella parte, e allora la donna entrò nelle due stanzette laterali senz’aria a togliere un po’ di polvere dai mobili , a passare il panno inumidito sul pavimento a grandi losanghe rosse bordate di nero e bianco, una variazione della pavimentazione dei due pianerottoli e della stretta anticamera: ci si perdeva, nell’osservazione di quei pavimenti , parevano l’opera di un architetto demente, tranne quelle stanze dal disegno similare la gran parte dello spazio a disposizione era ricoperto da manufatti di disegno e materiale differente, un assemblaggio di personalità forse schizoide.
Il suo fu un lavoro estremamente sbrigativo, un lavoro fatto di malagrazia, le sembrava che se si fosse soffermata un solo attimo in più qualcuno sarebbe potuto entrare inavvertito e bloccarla con la forza in quelle due stanzucce desolate e come di infilata l’una nell’altra, dove perfino la finestra dalle imposte sempre chiuse aveva un aspetto di qualcosa di inchiavardato e corroso.
Con andatura sbilenca se ne andò poi nella seconda ala, la cui prima stanza era uno stanzone estremamente disadorno . dominato da un finestrone a quattro vetrate che occupava gran parte di una parete : ogni volta che Bruna vi entrava lo trovava con gli avvolgibili alzati al massimo e quella luminosità cruda che feriva lo sguardo la spingeva a posare lo sguardo all’infuori, fissandolo su certe aste perpendicolari e rugginose che sostenevano sul balcone prospiciente – di proprietà del fratello- certi residui verdastri di luminarie natalizie, delle specie di alghe putrefatte e attorcigliate, che pendevano , eternamente pendevano.

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