SI ALZO’ PRESTO


Si svegliò presto.
Due ore circa prima, prima dell’incontro obbligato s’intende, incontro che sarebbe dovuto avvenire quella stessa mattina.Doveva studiare una strategia specifica, si disse tra sè e sè,sviscerare perfino le amletiche determinazioni dell’imponderabile, analizzare gli eventuali punti deboli delle sue scelte comportamentali dalle cui maglie allentate avrebbe potuto prodursi meccanicamente- sì , sarebbe successo era pressoché inevitabile, date le coordinate iniziali- un subdolo avvicendarsi anarchico ,e nel contempo neutramente deterministico, che senz’altro avrebbe causato ciò che lei NON AVREBBE VOLUTO, il suo impaniarsi in una specie di rapporto pasticciato, e magari pure miserabilmente asservito a pulsioni a cui lei , in quella situazione, non aveva alcuna intenzione di soccombere, tantomeno per ragioni di mera sopravvivenza…Doveva recarsi a fare acquisti in un negozio di erboristeria, per curarsi uno stato di prostrazione pressoché totale: si sentiva spinta su di una riva scoscesa, travolta da un potente abbrivio sdrucciolevole, che tagliava ogni minima capacità reattiva, lei un peso morto, no, un’ameba allo stato larvale…Per essere accompagnata, era dovuta ricorrere all’intermediazione della di lui sorella più anziana.Era del resto la seconda volta che lo vedeva. L’obbligato cavalier servente, in un certo senso,Da quella prima volta, era rimasta tediata dalla tipologia di incontro che era avvenuto tra loro,le balenava- ed era ripreso con più forza ora ,dato che avrebbe dovuto riincontrarlo da li a poco- un pensiero assai molesto, il cui stridore assomigliava al ronzio insistente, e pervicace, tipico di una mosca, magari delle mosche settembrine, dunque un ronzio ancora più funebramente ossessivo, il ronzio di una mosca che continuava a banchettare oscenamente su di una minuscola scaglia di dolce estremamente appicicaticcio, dolce che impaniava nel momento stesso in cui iniziava lil suo scioglimento in una sorta di liquidità decidua.Il loro era stato uno pseudo-incontro, un dialogo tetramente abortito nell’esatto attimo dello stesso suo determinarsi,Con lui che lasciava cadere osservazioni al massimo bisillabiche, abbozzi neutri di parole come elementi innocui di passiva interpunzione, e lei che, sentendosi in un vuoto pneumatico comunque rarefatto, cercava vanamente di elucubrare astrattamente su temi a sfondo metafisico- al limite addirittura dell’ambiguamente teologico- cercando infantilmente un’arma affilata di possibile “recinzione intellettuale”, con l’effetto di aumentare, se possibile, ancora di più il senso di totale estraniazione, che lei aveva percepito immediatamente.
Ora, e per questo motivo, e non per altro, doveva pensare, doveva pensare con esattezza estrema.
Era ancora un po’ indecisa su quale tema teorico puntare questa volta: forse avrebbe parlato dell’impossibilità della comunicazione profonda tra esseri umani, ridotti beckettianamente all’afasia, (tornando poi a privilegiare stordite chiacchiere metereologiche, propedeutiche ad allentare la tensione) oppure , se avesse visto che la situazione stava per far maturare opzioni marcatamente a deriva sessuale, (si era accorta lei, della connaturata mania spuria tipicamente maschile, pronta all’approccio nei contesti anche meno opportuni, l’aveva “vista” anche nel suo occasionale cavaliere che la volta precedente si era intortato , cosi di punto in bianco, in una disanima –estremamente confusa, per altro- delle sue vicissitudini erotiche, cosi come primo argomento di conversazione tra due estranei, lei l’aveva trovato un qualcosa di artatamente proditorio, a dire il vero)) avrebbe optato per una poesia di Sylvia Plath , poesia che decantava la purezza geometrica del gelo ( e l’austera disciplina del cuore)… magari, se pur tirato per i capelli, avrebbe infine compreso, lui..il cavalier servente.

8MARZO 2007

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