DEGLI INCONCRETI FURORI ( 5 )


5. Claudia Ruggeri

E infine c’è Claudia Ruggeri , la Beatrice minore del tacco salentino , che fece il  “folle volo”, perché la vita vera non esisteva  più.  “L’autentico non c’è in nessun luogo. Non c’è più verità; e su questa terra (ma non esiste nessuna altra terra, nessun altro cielo), non possiamo scoprire nemmeno un raggio di luce” .Era sempre vissuta tra i contrari, speranza e disperazione, passione e disprezzo, furia e dolcezza, creatura accesa di estasi  e violenza estrema… aveva dentro di sé tutti i gridi d’amore e il canto mortale del Cigno, si fece man mano sempre più invisibile, dissolvenza di se stessa, Continua a leggere

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DEGLI INCONCRETI FURORI ( 4 )


4 Il vizio assurdo

A Dominique non avevo detto nulla di un vago accostamento con Novalis ( Il poeta è un puro acciaio duro come una selce ) , il poeta che flirta costantemente con la morte (Leopardi ,in seguito, lo farà più di lui) e fa fosforeggiare i paesaggi , con la sua fantasia magica e severa , con la sua arte divinatoria , che è forza del pensiero , con le sue parole-incantesimo, col suo “pianoforte di parole” , col suo – potremo dire oggi – caos calmo che diventa algebra delle galassie. E Dominique in qualche modo gli fa eco: Bisogna essere capaci di tutto/( e con della freddezza ilgrado più audace)/ in questo universo stellato,/- in uno di questi immensi mondi/ immoti congelati esangui”..
Si può parlare anche di una drammaticità cosmica , Continua a leggere

DEGLI INCONCRETI FURORI (3)


Anche Mallarmè amava i muri grigi , e anzi proprio nel grigio parigino cercava scampo dall’azzurro mediterraneo da cui si sentiva soffocare. Coi suoi simboli voleva chiudere il mondo dei sogni, rendere l’assoluto, aveva immedesimato il poeta col demiurgo e il mondo poetico con il mondo ontologico . E tutto questo crollò di colpo. Ma la sua influenza nella poesia posteriore è immensa e arriva fino ai poeti visivi dei nostri giorni, arriva a Dominique che si rifà anche ad altri scrittori “maledetti” dai lineamenti tipicamente romantici , o simbolisti ante litteram tipo Poe , con i suoi racconti neri, le sue nevrosi, le sue ossessioni Continua a leggere

IL SENTIERO


Il sentiero- o per essere più esatti la strada sterrata che dalle ultime propaggini della frazione si snodavapolverosa tra campi non tutti coltivati verso la vecchia strada non più ricostituita dopo la frana- era ondulato e a saliscendi, e sulla destra presentava panorami contornati d’ azzurrino, pendii declinanti e , in alcuni punti, quasi scoscesi.
Oltrepassato l’angolo dove, proprio sul bordo della stradina e sempre dal lato destro venendo dal paese, s’ergeva la quercia più vecchia, talmente vecchia da assurgere ad una qualità intrinseca di feticcio mitico ( naturalmente soprattutto davanti agli occhi sgranati dei più piccoli) si arrivava ad un esteso prato una volta coltivato Continua a leggere

DEGLI INCONCRETI FURORI ( 2)


2. Un colpo di dadi non abolirà il caso

Dominique mi ricorda – chissà perché – un momento straordinario della vita di Stephane Mallarmè, forse il più puro dei poeti ( bisogna restringere tutto lo scrivere , l’usurpazione della carta , a pochi pensieri e a pochi versi estremamente difficili e oscuri ) , quando una sera , a Valvins, poco prima di morire, chiama vicino a sé il suo allievo e amico prediletto Paul Valery , si fa sollevare dal cuscino impregnato di cloroformio , si sporge un poco verso la finestra e guarda la campagna accesa , di piena estate, con il sole al tramonto ( era violenta , la natura, ma allo stesso tempo carica di tenerezza musicale ). Mallarmè ha solo cinquantasei anni , ma da sette ormai non riesce a chiudere occhio. L’anno prima ha pubblicato “ Un colpo di dadi non abolirà il caso” Continua a leggere

DEGLI INCONCRETI FURORI (1)


Pubblico- a puntate- dato l’assoluto valore dello scritto con cui mi ha “onorato” le note di lettura di Augusto Benemeglio. a proposito del complesso di INCONCRETI FURORI

1. L’arte suprema della parola
Quando leggiamo i versi cupi tenebrosi angosciosi dolorosi malinconici ( “la malinconia è la vera scienza del dolore e dell’angoscia”) , versi funebri , grotteschi , satanici , apocalittici , talora arcaicizzanti ( “Prima di tutto sopraggiunse la ruina” , “Tutto, tutto affonda” , “Inconcreti furori”, “Nei freddi tramonti azzurri” ) di Dominique Villa dobbiamo oscillare tra il medioevo( i ritmi le scansioni e le rapide scariche elettriche di un Cavalcanti) e il nostro tempo, dove il Nobel di qualche anno fa , Imre Kertèsz , ci dice che la vita è un sogno lontanissimo e assurdo , ma non lo dice alla maniera di Calderon della Barca, né di Primo Levi , bensì della realtà delle cose di oggi , delle cose del nostro vecchio mondo occidentale che è in disfacimento, anzi in “Liquidazione” . E lo è anche la scrittura, intendiamoci, incapace di dire le cose reali , quelle che contano per noi. Continua a leggere

FEBBRE LESSICALE- note di lettura di NARDA FATTORI


http://viadellebelledonne.wordpress.com/2012/03/08/febbre-lessicale-nota-di-lettura-di-narda-fattori/

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