DEGLI INCONCRETI FURORI (3)


Anche Mallarmè amava i muri grigi , e anzi proprio nel grigio parigino cercava scampo dall’azzurro mediterraneo da cui si sentiva soffocare. Coi suoi simboli voleva chiudere il mondo dei sogni, rendere l’assoluto, aveva immedesimato il poeta col demiurgo e il mondo poetico con il mondo ontologico . E tutto questo crollò di colpo. Ma la sua influenza nella poesia posteriore è immensa e arriva fino ai poeti visivi dei nostri giorni, arriva a Dominique che si rifà anche ad altri scrittori “maledetti” dai lineamenti tipicamente romantici , o simbolisti ante litteram tipo Poe , con i suoi racconti neri, le sue nevrosi, le sue ossessioni , le sue simbologie che si prestano a decifrazioni di tipo psicoanalitico, con le sue indagini temerarie e affascinanti nei mondi del mistero e della paura che è dentro di noi, ed è nella poesia sotterranea/funeraria di Villa: E drammaticamente esstrangolava:/ che cosa mai si stesse poi lacerando,/ nelle processioni di morbosa bellezza,/ negli ipogei tutti/ – in quelle tombe in cui non era ancora stata?…/( oh, quella idea di profanazione,/ della oltranza/quel residuale esito..)
Avevo accennato anche a Lautréamont, assunto dai surrealisti a patriarca del loro movimento, ma in realtà poeta caotico , pieno di angosce e smarrimenti , degradazioni, smorfie, predominio dell’eccezionale e dello straordinario, fatto di oscurità ardente, fantasia malata , ansia tenebrosa e cupa, dilacerazione in contrapposti estremi, attrazione verso la Morte e il Nulla, che tuttavia non sfugge al fascino di Dominique: E si nutrì anche di morte,/perché tutti morirono:/ oh, avesse mai potuto amare,/ il gelo magnifico e crudele/ quelle funeree allucinazioni/( della nostra recisa testa),/ anche quel futuro- e l’avversione,/ quella scabra scorza.( Da qualche parte uccidevano/ cerimoniosamente:/ ma magnifici eravamo noi, e calmi,/ nel deturpamento grande)
Poesia materica – dice Abele Longo – corpo vivo in tensione incessante che piega la parola e distilla ogni suono: Totalmente contempla, è fissa/sui neri alberi irsuti,/sulla nera acqua fremente,/osserva la pura realtà fenomenica,/e quegli uccelli senza fine,/nel rosso di questa terra…

AUGUSTO BENEMEGLIO

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Una Risposta

  1. certo non potrò mai sapere chi abbia “apprezzato al massimo possibile” questa parte della recensione di Augusto Benemeglio ma certo lo ringrazio

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