DEGLI INCONCRETI FURORI ( 4 )


4 Il vizio assurdo

A Dominique non avevo detto nulla di un vago accostamento con Novalis ( Il poeta è un puro acciaio duro come una selce ) , il poeta che flirta costantemente con la morte (Leopardi ,in seguito, lo farà più di lui) e fa fosforeggiare i paesaggi , con la sua fantasia magica e severa , con la sua arte divinatoria , che è forza del pensiero , con le sue parole-incantesimo, col suo “pianoforte di parole” , col suo – potremo dire oggi – caos calmo che diventa algebra delle galassie. E Dominique in qualche modo gli fa eco: Bisogna essere capaci di tutto/( e con della freddezza ilgrado più audace)/ in questo universo stellato,/- in uno di questi immensi mondi/ immoti congelati esangui”..
Si può parlare anche di una drammaticità cosmica , aggressiva dove la realtà è sganciata dall’ordine spaziale, temporale, oggettivo, spirituale, dove non c’è alcuna differenza tra sentire , osservare,trasfigurare , dove il poeta lotta in una battaglia tra mondi sconosciuti , tra “ali e spine “, in una tensione spesso dissonante che si esprime con tratti arcaicizzanti di provenienza mistica , occulta , ma anche barocca:Prima di tutto sopraggiunse la ruina/- con un rumore duro e cavo:/la tormentosa agonia/ di chi si misura contro gli dei,/ la verità celata- e solo imperfetta…/Iniziò a precipitare da quel giorno.
Questo precipitare mi rimanda a tanti poeti ,inadatti a vivere. Da Holderlin , vagabondo per le strade del mondo, o chiuso come un pazzo furioso nella torre sul fiume, a Baudelaire paralizzato, cieco da un occhio che articola a fatica le labbra per dire con un filo di voce: “Bonjour Monsieur”; da Verlaine, tra i rifiuti di Parigi, che contende cicche ai barboni , alla Cvetaeva, coi capelli incollati dal sudore e dal fango, morta di fatica e disperazione, che sale su una seggiola , getta una corda sopra una trave e s’impicca… a Esenin che va a morire, senza più identità, né contadino, né borghese, in un bagno pubblico di Mosca , a Pavese, con il suo vizio assurdo, che si spara un colpo di pistola in una camera d’albergo torinese .E la poetessa sembra che sia lì, presente , e lo descriva chirurgicamente prima del gesto ferale: “Nell’ermetica stanza/(come se dalla febbre a lei fosse,/la calcinata carne)//tutto sembrava a un passo,/ /nella dissolutio sua,/con la svuotata orbita,/quel morbo,/ tutte le abominazioni pallide./Aveva veduto,/la triste terra solitaria,/l’elemento possente/- e quel fuoco celeste,/il silenzio degli uomini…”

AUGUSTO BENEMEGLIO

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Una Risposta

  1. un mio grazie al gentile honan 1984

    un saluto a te

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