DAL CELLARIO DELLA CARNE- recensione di NARDA FATTORI


DAL CELLARIO DELLA CARNE

La poesia è il farmaco che apre ogni volta la ferita e ne spinge fuori la materia in eccesso, il marciume, l’infetto. Per i poeti che hanno coraggio.

Medicina e cura, dolore e pausa, dentro un respiro più fondo, di aria più pura che per un attimo caccia i miasmi; ma neppure l’aria pura, incorrotta, è salvifica perché è vuota e non ha melodie come una conchiglia di mare ma cupa piega infossata che il gelo scava nella terra, non vita, inospitale e incapace a accogliere vita.

Dominica ci proietta le sue allucinazioni ( le nostre?) senza un briciolo di commiserazione ( la fede è allucinata- le orazioni giaculatorie di beghine, gli esoscheletri contorti,….); è un paesaggio interiore costruito su uno esteriore che è ripugnante e tutta una serie di sostantivi ce ne dà conferma (gelidume- delicto- inferi nudi- cogitazioni affoschite,…)

In questo paesaggio che non conserva che parvenze di bellezza ( funebri, decapitate rose), che è un coacervo di ripugnanze che transitano dagli oggetti agli uomini o forse che hanno compiuto il percorso inverso, dagli uomini agli oggetti; anche gli uccelli non hanno piume e penne e quindi volo e restano dipinti su velluto. Immagini, senza volo, fermi come la terra.

Quanto dolore trasudano questi versi che non possono dire l’ansia di bellezza e di bene che attraversa la poetessa! Uso raramente il punto esclamativo, quasi fosse un’arma impropria, ma parlando di Dominica mi serve perché sostituisce la spada fiammeggiante del giudizio e arde tutto il male che incontra.

In quale altro modo, meno forte, meno intenso, meno dolente, si potrebbe dire la condizione umana, oltre questi versi: “ il frigido sangue che riconosce la consunzione, /le enfiagioni poi tutte /

come fossero di un disassamento lo inizio.”

Incontriamo il sangue che è “frigido” e non un dissanguamento, ma un “disassamento”: sangue di pietra; a rimediare a questi traumi non so se sarà più possibile, quando il sangue potrà tornare caldo e ci si potrà dissanguare…

E’ forse esistito un tempo in cui noi , uomini, siamo stati creature bellissime, di fuoco e d’amore, ma ci siamo ritrovati miserevoli, profanati da morbosa bellezza, cacciati negli ipogei, gli dei tutti immiseriti, estranei; perché è successo non sa il poeta, non è detto quindi al lettore che solo è partecipante a questa disfatta che nessuno può più redimere né sopperire in un qualche modo.

La carne stessa è diventata cellario, ovvero contenitore sbarrato, come per detenuti e detenuti restiamo, senza attese di gesti di perdono, soli nell’afflizione.

Una poesia così priva di speranza, così dura, ancora più dura per il lessico quasi scientifico usato quasi a stabilire che ciò che viene presentato è la verità, almeno ora è la sola verità a cui si sia giunti.

La poesia “Dei disfatti colori” è la descrizione di una visione surreale, o iperrealistica, da day after; ma spesso troviamo nelle poesie di Dominica immagini di una rovina da dopo la fine; ma questo luogo sgradito e sgradevole è il solo che accetta di ospitarci, a quale prezzo:

“Nel lungo tramonto blu /del deserto blu/ il loro grido sembrava nascere dalla notte stessa /quale tremendo e bellissimo/ – come il carnivoro fiore…/In questo scorticatoio/ – e tra i flegmi, /tra le materie umide/ de la bruciata cosa-/ dagli sconsolati abissi………….”

Ma se la poetessa questo ci rappresenta, sono certa, che conosce l’altra faccia rifiutata: quella della bellezza, dell’ armonia, dell’amore, del mistero…

Il dolore che trapassa ogni verso nasce dalla consapevolezza di un altro possibile universo, rinnegato già prima dell’alba.

Ho già detto del lessico inusuale utilizzato da Dominica: tecnico, affilato come un bisturi, visionario e immaginifico: lei stessa ne rileva la particolarità usando talora il corsivo o il grassetto. Eppure i versi, nel loro spietato farsi, conservano un accordo musicale riconoscibile che ci mostra la maestria di poeta dell’autrice e consente di farsi leggere e di farci anche noi trapassare dai significati veicolati.

NARDA FATTORI

recensione apparsa sul sito “il giardino dei poeti”a cura di Cristina Bove

https://giardinodeipoeti.wordpress.com/2013/01/27/villa-dominica-balbinot/

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