STATUE PALLIDE- E CIECHE


[ Ne l’annegato mondo
bisognava poi accontentarsi di un dolore di attrizione,
tra le astrazioni sacre
(di una freddezza astratta)
e a rigore qualcosa di malato,
una vertigine cruda
-quella della vitrea perfezione-
a reazione delle grida,
e di tutti quelli spasmi]

Una divorazione dislagava
ne la settoria sala,
una patina di avorio sulla sua guancia pallida,
simile al pallore grigio de gli arbusti secchi,
una dislocazione…
Ci si era lasciati dietro il nudo splendore,
l’erica tutta che si stendeva in nuvole di rosate ombre
– scintillanti con un’iridescenza fredda
quella azzurrità incomparabile del cielo sovrastante:
ora solo statue pallide e cieche- vi erano-
e cuspidi di pietra nei postumi impaludamenti,
solo alcuni degli asfodeli dorati
fiammeggiavano lontani nei calici piccoli
-di un offuscato fuoco,
e nella massa muta della neve.

31gennaio 2015

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Una Risposta

  1. ringrazio molto per la lettura: viola-Dott.Ilaria Rizzo- elvira fortunato- Interno poesia- Pi.Sa.

    grazie- un saluto a voi.

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