QUEL SUO OCCHIO FRAGILE- E DISSOLUTIVO-


Nel novendiale di quella reclusione
( in un suo tempio mai profanato
da spargimenti di sangue)

pensava ai loro grandi voli tragici
in un cielo vuoto e mortale
– come quegli uccelli funebri
che trasportano il corpo di Tristano…

Era nel mondo ambiguo
– della linea del tramonto-
aveva limitato la propria scelta
a mondi aridi
-sul margine deserto dell’universo-
a mari di sabbia
fusi in laghi di vetro
balzati fuori da una fantasia minerale
che la attraversava
– e con un suo certo pallore polare-
mentre i colori
dei muri e delle strade
si erano già trasformati
nel ciclamino scuro del crepuscolo…
Da quel duro silenzio
che la sovrastava- come un patibolo-
promanava metallica e pura
una evocazione delle lagune-
ma prosciugate di ogni colore
( e ben prima che il suo occhio
fragile e dissolutivo
potesse mai incontrarsi con quei suoi occhi ciechi
che la fissavano con immutabile compassione).

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