“IL QUINTO FIGLIO” di Doris Lessing ( Repost)


“A un osservatore lontano, se pure qualcuno si fosse preso la briga di osservarla, in mezzo a tanta gente che faceva di tutto per essere notata, Harriet avrebbe fatto l’effetto di una chiazza color pastello. Come in quadro impressionista, o in una fotografia truccata, la sagoma della ragazza pareva confondersi con ciò che le stava attorno. Harriet, che indossava un abito fiorito, si era messa vicino ad un grande vaso di foglie e fiori secchi. Pian piano l’occhio dell’osservatore avrebbe individuato i capelli scuri e ricci, pettinati senza alcuna concessione alla moda…gli occhi azzurri dallo sguardo dolce ma pensieroso…le labbra un po’ troppo strette.
I suoi lineamenti erano forti e onesti, e il corpo solido. Una giovane donna sana, che forse, sarebbe stata meglio in un giardino.

David se ne stava da un’ora nello stesso posto, bevendo senza esagerare, mentre gli occhi blu-grigi dallo sguardo serio indugiavano su una coppia o una persona, e osservavano la gente che si avvicinava e si scostava quasi rimbalzando. A Harriet non dava l’impressione di essere saldamente piantato per terra, anzi, vedendolo così, in equilibrio sui talloni, le pareva che stesse quasi per librarsi in volo. Era un giovane esile – in realtà sembrava più giovane di quanto non fosse – con il viso tondo e ingenue, e soffici capelli scuri in cui le ragazze sognavano di passare le dita, per poi desistere dal proposito, intimidite dal suo sguardo assorto. David le metteva a disagio. Tutte, ma non Harriet.
Lei sapeva che quell’espressione guardinga e distante era lo specchio esatto della sua, così come sapeva che quell’aria spiritosa era finta. Anche David stava facendo mentalmente lo stesso tipo di osservazioni su di lei: a quella ragazza non piaceva la situazione in cui si trovavano, almeno quanto non piaceva lui. Entrambi avevano scoperto la vera essenza dell’altro. Harriet lavorava nel settore vendite di una ditta che produceva materiali per l’edilizia, David faceva l’architetto.
Ma cosa avevano quei due di tanto inconsueto e bizzarro? Era l’atteggiamento nei confronti del sesso, in contrasto con lo spirito degli anni sessanta!”

Per la prima volta Harriet non partorirà in casa come le altre volte, ma in ospedale.
“Durante i mesi che la portarono a luglio per la nascita, il tempo passava, ma inesorabile. Anche se il suo tempo era diverso da quello di chi le stava intorno, e non era nemmeno quello dell’attesa, un tempo lento, uniforme, basato sulla crescita della creatura nascosta. Il suo era il tempo del dolore e della sopportazione. La sua mente era popolata di fantasmi e di chimere. È questo che deve provare la povera madre, pensava quando gli scienziati, nel corso di un esperimento uniscono due animali di dimensioni diverse….a volte le pareva ce la tenera carne del suo ventre venisse dilaniata da zoccoli equini, altre da artigli”

“Non era certo un bel bambino, anzi, non sembrava affatto un bambino. Aveva le spalle curve e la schiena ingobbita, come se stesse cercando di acquattarsi. La fronte sfuggiva in una sorta di pendio ininterrotto, dalle sopracciglia alla radice dei capelli. Questi avevano un andamento irregolare; a partire dalla punta centrale che scendeva nel mezzo della fronte, spiovevano in avanti in un ciuffo giallastro, mentre ai lati e sulla nuca erano disposti normalmente. Le mani erano grosse e pesanti, con fasci di muscoli nel palmo. Il bambino aprì gli occhi e fissò sua madre bene in faccia. Gli occhi erano di un colore tra il verde e il giallo, opachi come pezzi di steatite.

Questi da me postati sono dei brevi estratti tratti dal romanzo “Il quinto figlio”, libro pubblicato nel 1988 e che narra la storia di una famiglia definibile come appartenente a un ceto sociale borghese e colto, una famiglia formata con amore e determinazione da una coppia in un certo senso emblematica e nello stesso tempo non paurosa di temere critiche per la loro ferma volontà di dare vita a una famiglia di almeno 6 figli, e questo negli anni ’70
Tutto procede benissimo, e in piena armonia e crescita, finchè Harriet si accorge che la sua quinta gravidanza si prospetta sin dall’inizio diversa da tutte le altre. E quando nasce Ben, il terribile, il “mostruoso” Ben, tutto si deforma e viene invaso da esperienze traumatiche e sovvertitrici, che portano a allentare i legami tra i genitori , gli altri figli e i parenti tutti, fino alla disgregazione. Su tutti a quel punto giganteggia la volontà della madre Harriet di “salvare” nonostante tutto il figlio Ben.
Tra le motivazioni del Premio Nobel per la letteratura assegnato appunto a Doris Lessing nel 2007 viene riportato tra l’altro:
“cantrice dell’esperienza femminile, con scetticismo, passione e potere visionario ha messo sotto esame una civiltà divisa».
E mi sembra di potere soggettivamente rimarcare dopo avere letto appunto il romanzo intitolato “IL QUINTO FIGLIO” ( come mio personale approccio a una autrice di cui avevo letto unicamente fino a quel momento interviste, note autobiografiche, riferimenti e recensioni sulle pagine culturali) che Doris Lessing è una grande scrittrice, che davvero non fa sconti di nessun tipo, nè nel delineare i personaggi nè nell’ambientazione e nello svolgersi di questa sua opera, capace come èdi tenere sempre tesa la tensione narrativa utilizzando un linguaggio esatto e senza sbavature- e anche molto ricco-e entrando nella psicologia e nelle azioni rappresentate fino all’estremo, senza timore alcuno di andare contro il “politically correct”, nel tentativo quanto mai riuscito di trattare una tematica altamente dolorosa e quindi rischiosa con mano decisa e finanche spietata. Essendo una grande autrice, nel fare ciò riesce oltretutto a evidenziare una sua ferma pietas, che stranamente si viene a determinare dalla stessa impietosa analisi che la Lessing fa sia dei rapporti tra le varie persone sia di una situazione familiare procedente al meglio fino a che l’avvenimento incontrollabile e forse “tenebroso” della nascita dell'”alieno ” Ben non interviene inevitabilmente a portare con sè una deriva altamente drammatica.
In questa sua opera Doris Lessing tratta il tema del “diverso”, di quello che si potrebbe definire con il termine “unknown”, che ben presto assume- e non potrebbe essere diversamente- le caratteristiche del “perturbante”: una scrittrice visionaria e nel contempo realistica, una scrittrice che definerei sincera e potente.
Sul risvolto di copertina di questo romanzo compaiono queste parole
della stessa autrice”…Io mi sono chiesta: e se nel ventesimo secolo venisse al mondo un elfo, una creatura di un’altra epoca? Nella nostra società apparirebbe ‘cattivo’, portatore di male: ma in un contesto diverso non susciterebbe pregiudizi. Come reagiremmo se capitasse tra noi uno così? Noi siamo pigri, quando le cose sono un po’ problematiche le nascondiamo sotto il tappeto. Questo libro l’ho scritto due volte la prima versione era meno cruda, poi mi sono detta:’cara mia, stai barando’. Se succedesse davvero, sarebbe molto peggio di così’. E allora l’ho riscritto portando alle conseguenze estreme.”

VILLA DOMINICA BALBINOT

mio articolo sul blog collettivo VIADELLEBELLEDONNE del 15-07-2008

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