ALCUNE “NOTE” su “I FIORI ERANO FERMI- E LONTANI”di AUGUSTO BENEMEGLIO


AUGUSTO BENEMEGLIO

” C’è qualcosa di dantesco ripreso da Joyce, nei racconti di Dublino, in specie “.The Dead”, l’ultimo, che termina con una visione dell’Irlanda congelata che è metamorfosi di Cocito. Ho rivisto recentemente il bel film , l’ultimo, di John Huston proprio ispirato a quel racconto,abbastanza fedele al testo: .(“” La neve cadeva su tutta l’Irlanda. Cadeva in ogni parte della buia pianura centrale, sulle nude colline, cadeva lievemente sulla torbiera di Allen e, più a ovest, sulle scure e tumultuose acque dello Shannon. E cadeva, anche, su ogni punto del solitario cimitero sulla collina dove Michael Furey giaceva sepolto. S’ammucchiava fitta sulle croci contorte e sulle lapidi, sulle punte del cancelletto, sui roveti spogli. La sua anima svaniva lentamente nel sonno mentre ascoltava la neve cadere lievemente sull’universo e lievemente cadere, come la discesa della loro ultima fine, su tutti i vivi e i morti.””” (James Joyce, The dead, p. 132.)
Questo essere insieme antica e moderna è un po’ la cifra stilistica di Dominique Villa, che non scrive mai tanto per scrivere. Usa la penna (metaforicamente) come un pennello, una spatola, o uno scalpellino, ogni segno, ogni immagine, ogni incisione è qualcosa di vivo, che incide la carne e l’anima.

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