DALLE NAVATE DEGLI ALBERI GERMOGLIANTI


…Dalle navate degli alberi germoglianti
( si stendevano belle e lucenti
nei lunghi giorni perfetti)
si arrivava alla tacita linea di acqua,
l’innominata acqua scura,
un assoluto solitario
quasi sotto l’orlo angusto…

Dopo il crepuscolo azzurro
la notte era molto tranquilla,
e quei morti intorno a lei
nella loro innominata carne ferita
erano sostanziali misurati e preziosi
capaci di movimenti lenti e terribili.
Tra sofisticherie e sottigliezze teologiche
lei aveva una espressione di fredda
– e pensosa- riservatezza,
nelle possessioni- tutte sue-
( e dopo il macello geometrico)
Tutto l’incesso
per quella strada ardente
era astratto e scabro
come la camera dei suicidi in un albergo
e il cielo si era rannuvolato intanto,
striato dai cardati fili colore di seppia,
che erano sul punto di precipitare.

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4 Risposte

  1. ringrazio e saluto il gentile Marco Vasselli.

  2. Cara Dominica, ogni volta che ti leggo ripenso alla frase montaliana: “Nessuno scriverebbe versi se il problema della poesia fosse quello di farsi capire”. E’ una frase chiaramente polemica, ma anche illuminante circa il concetto della poesia qual è inteso dai massimi poeti moderni: quando molti dei lettori comuni affermano di “non capire” , la risposta è che “in quel modo”, ossia tradizionale, didattico, didascalico, ecc:, i poeti d’oggi non vogliono essere capiti. Richiedono un altro accostamento , un’altra via di comprensione, la quale può condurre a risultati strabilianti, ovvero di scoprire che nella tua poesia sono compresenti Dante e Rimbaud , Petrarca e Mallarmé, i canti di Ossian e Benn. E magari si scopre anche che lo schema metrico viene mantenuto con coerenza, all’interno del verso stesso; rimane la difficoltà di comprensione, diciamo pure la indecifrabilità dei significati, la ricerca di parole desuete , arcaiche , per cui il lettore deve essere provveduto , oppure si lascia andare nella navigazione come chi ama osare l’avventura e l’ignoto, immergendosi nella sacrale “innominata acqua scura”, nel coro dei morti , “nella loro innominata carne ferita” , e “dopo il macello geometrico” , ritrovarsi “sul punto di precipitare” , e magari scoprire di botto di essere dentro un canto lirico antichissimo , una musica ancestrale, dentro un sogno ricorrente, il desiderio di esplorare se stessi. Naturalmente questa è solo una prima rapidissima impressione, e una poesia ha bisogno di diverse letture , in profondità, prima di essere veramente capita. Ma questo , come diceva Montale, non è un problema per te, cara amica.

  3. ringrazio pubblicamente il generoso- e impareggiabile- Augusto Benemeglio, per avermi nuovamente letto, e per avermi fatto sapere le sue impressioni- sensazioni, che certo mi sanno dare ogni volta altri notevoli spunti di riflessione, meditazione e perfino approfondimenti su me stessa e la mia scrittura.Per tutti questi motivi non posso che grandemente ringraziarlo.

    un carissimo saluto.

  4. il mio grazie più sentito a vengodalmare, che mi segue e legge.

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