LA NOTTE DIVENNE GRANDE


[..Ne l’innaturale territorio
in quella specie di costrizione
la notte divenne grande…]

Uscendo da una di quelle torri
( alte, paurosamente alte)
e in quel pervasivo silenzio bianco.
-in quella luce opalina uniforme-
ricordava solo
il mezzogiorno
simile allora
a un grande canto azzurro,
e nei giardini gli alberi tutti,
col dolce lutto della loro primavera
bianca e rosea( ormai sfiorita,
svanita),
quella – sua- abbacinata natura elettrica,
nella chiusa taciturnità della carne
che sempre impallidiva.
( Bianchi erano i rovi,
fredde ,
possenti [e vicine]
le dure pareti dei monti
nella niditezza della aria
-ne la smunta opacità di quel colore notturno)

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Una Risposta

  1. Ringrazio tanto Marco Vasselli.

    Un saluto.

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