MIA RISPOSTA ALLE NOTE CRITICHE DI GIACOMO CERRAI


Lo so che magari verrò tacciata di esagerazione per come mi trovo a ringraziare il critico Giacomo Cerrai ma devo ammettere che mi sento onorata di comparire nel suo sito, avendo io imparato a considerarlo uno dei più considerevoli per via degli articoli “scritti benissimo” da lui,qualità indubitabile che viene subito evidenziata in tutte le note oltre naturalmente alla altrettanto sottolineabile e sempre presente in ogni sua recensione ricchezza argomentativa e di lettura.Grazie per il complesso delle sottolineature . e per ogni singola sottolineatura.
Cominciando dall’inizio delle note, dall’accostamento di atmosfera con il famoso dipinto di BOCKLIN “L’isola dei morti” ammetto che non mi dispiace affatto , anzi lo trovo assai aderente anche perchè lo stesso Alfredo Bocklin definisce riassuntivamente la sua opera con un pensiero specifico”“Un’immagine onirica: essa deve produrre un tale silenzio che il bussare alla porta dovrebbe fare paura”.(Arnold Böcklin)
E anche “Tetra e affascinante”E queste sono note riportate sotto il quadro
(che già conoscevo) che io ho emblematicamente ( forse straordinariamente in quanto del tutto inaspettate) trovate proprio stamattina andando su http://restaurars.altervista.org/arnold-bocklin-lisola-dei-morti-un-affascinante-mistero/
E quel “tetra e affascinante” io lo metterei in unione – concordando- con l’altra osservazione fattami da Giacomo Cerrai che usa esattamente il termine”perurbante”infatti io ho sempre pensato che sin dall’inizio del mio cercare di dare concretezza alla mia voce leggere i miei testi procuri, alla fine del testo, un senso di disagio, che porta una qualche estenuazione, una specie di strascico emotivo non indifferente ( e questa sensazione il testo lo procura in primis a me stessa, ma io ne do personalmente un giudizio “positivo” in quanto è l’inquietitudine che può produrre un qualche pensiero sia pure dissonante sia pure ricco di attriti stridenti.che determinano un risucchio corrosivo.
Grazie alla annotazione( molto acuta e data per la primissima volta)di Cerrai di “barocco senza capricci”, barocco spagnolo( e qui approfondirò senz’altro ulteriormente , anche se già trovato che in architettura, in pittura il barocco spagnolo”interpreta in senso drammatico e espressionistico la pittura dei caravaggeschi napoletani e romani”( interessante input, davvero).
Grazie per avere ripreso alcune osservazioni di Anna Maria Curci, concordando Cerrai anche su un possibile accostamento con Gottfried Benn( SI PARVA LICET, beninteso beninteso ma la stessa minima suggestione a me giunge come molto gratificante per il fatto stesso che a alcuni esperti lettori possa venire in mente, grazie a tutti loro, assai.)
Grazie della notazione che precisa lo straniamento di tipo temporale determinato dall’uso del verbo all’imperfetto che porta “ nel DEFINITIVO epperò ATTUALE” nel contempo(:mi piace molto questa evidenziazione fatta dal critico infatti io mi considero ETERNA epperò pure in qualche ambiguo modo terribilmente CONTEMPORANEA Apprezzo il fatto che sia stato ripreso mio accenno a una visione in qualche modo definibile come “LIVIDA SONTUOSA TORBIDA”
Del tutto rappresentativa e definitoria la conclusione riassuntiva della chiusa, a partire dall’inizio frase”Insomma Balbinot ha sviluppato etc “
Mi spiace non potere riportare io stessa alcuni concetti del Gotico nella sua pienezza di espressione da vari punti in cui- stranamente- mi ero casualmente imbattuta proprio quando io non aderendo in toto a questo concetto almeno quando all’inizio qualcuno detto che ravvisabile il mio essere rapportabile al gotico e io risposto che non era solo così, in quanto percepivo che questi primissimi lettori( un po’ inquieti dopo la lettura)avevano intesoil termine in modo terribilmente riduttivista direi banalizzante o fintamente modernista io rispondevo no io mi trovo SEMPLICEMENTE TRAGICA.
Sia pure in modo spiazzante, in un mondo dove si è perso( ahimè) il senso del tragico.
Ma poichè il critico Cerrai ha saputo darmi una definizione del Gotico nella sua accezione più ricca e stratificata devo dire che da lui posso accettare perfino questa finalissima asserzione.
Grazie di avermi letto così generosamente, e nei meandri. Io semplicemente- e altamente – onorata.

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