QUEL VISO DI UNA BIANCHEZZA TUTTA PARTICOLARE


[……..
Quelle masse cupe su quelle masse cupe,
sulle erte crepe della sponda:
coi loro densi riflessi neri,
con i fiori degli acquitrini
che precipitano sulle larghe foglie acquatiche…]

Una qualche germogliazione vi è,
nella sparuta perimetrazione
nomi, dati e perfino volti
sono stati incisi nella rossa argilla,
e rimane una cerebrazione pallida,
una ricapitolazione un computo
– degli oggetti e delle anime perdute-
su quel contorno scolorito
del martire con le frecce ai fianchi,
(su quel viso
di una bianchezza tutta particolare,
e tra le foglie di tremula,
finalmente fermate ora,
dimentiche di giuda…)
L’uomo è morto
– e noi lo ignoriamo
l’asfodelo sull’altra riva
è incerto come sempre:
sì, è tutto qui,
molto poco
ma strazia il cuore.
[ne il tempo opaco
– quello smisurato
]

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