NOTE DI LETTURA di MARCO ONOFRIO


Eccomi. Dunque, è una poesia strana di bellezza e bella di stranezza: parole che creano un mondo “altro” gemmandolo da profondità ancestrali, dove tutto lo spazio e il tempo entrano in gioco, innescando echi di risonanze tra macrocosmi e microcosmi interrelati. Una poesia che si espande in una dimensione mercuriale, uranica e terrestre, magmatica e ghiacciata al tempo stesso. C’è un fondo di cristallo che illumina da dentro la parola, collegandola alle radici del cielo e rendendola affilata,limpida, sapiente. Poesia di splendori fragili e fervide accensioni, giocata sull’orlo della veggenza rivelatrice e pronta a trafiggere la Luce delle “cose maestose” che folgora la mente nell’oblio divino della Verità. I versi, multi-prospettici, ricchi di incisi e continue diversioni dialogiche, seguono l’onda e la risacca del pensiero – o meglio, del demone creativo che abita la voce quando si fa poesia – consentendo la piena manifestazione del suo sviluppo, riprodotto con fedeltà e sincerità testimoniali. Mi ha fatto pensare alla potenza “orfica” di Dino Campana! Unico appunto: attenzione all’utilizzo degli aggettivi, troppo frequenti e non sempre eufonici nell’accostamento ai sostantivi…

MARCO ONOFRIO

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