“E FU FUNESTO “- poesia del 22-06-2009 [ repost]


…” Ma non c’era bisogno di sangue…”
– le dissero…

E fu funesto invece,
quell’ammaloramento,
 il terrore psichico
della desolata terra
la rifrazione fragile
del misterium iniquitatis
Cominciava- allora
quella ascesa glaciale,
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CRITICA SU “BLANC DE TA NUQUE” del 18 gennaio 2016( e mie osservazioni a riguardo)


RECENSIONE DEL CRITICO STEFANO GUGLIELMIN

Sospeso tra l’inferno vero e la compiuta fine del mondo terrestre, l’io drammatico di Quel luogo delle sabbie (autoprodotto, 2015) ci conduce nell’esperienza mistica della crocifissione, dove caduta, sfacelo e contagio, carezzando l’aria con il loro terrore bluastro, gli danno piacere. A ragione, Augusto Benemeglio (Liberolibro.it, 22/12/14) scrive che Villa Dominica Balbinot è una poetessa “che reca in sé le stimmate da primo romanticismo germanico, della tenebrosità, il senso dell’orrido e della funerea desolazione, ma anche quello decadente di Baudelaire, sempre sospeso tra la benedizione celeste e quella diabolica”. Sembra infatti uscito da una teca ottocentesca questo libro densissimo e inquietante, Continua a leggere

VUOL VEDERE PRAGA D’ORO?di Bohumil Hrabal ( repost)


praga-doro

Il signor Tonda era in piedi sulle ombre del parco e giocherellava con le dita con il bicchierino nel quale il distillato risplendeva come un anello d’ambra. Gli altri guardavano il tetto obliquo della serra da cui la luna lanciava riflessi come dalla gora di un mulino.
“Che altri pazienti avete ancora?”chiese l’assicuratore capo.
“Con il signor Kilius c’è ancora Golian, il virtuoso di violino”. Il custode schioccò la lingua…” La moglie gli scappò con un aiuto barbiere che, anche lui, suonava il violino, ma era soltanto un principiante…”
” Ma guardate un po’ che cosa fa impazzire la gente, alle volte” sospirò Tonda. Continua a leggere

PICCOLO RITRATTO ( repost)


Le sembrava una montagna, una montagna di carne, con la parte inferiore- gli arti, con le cosce massicce come tronchi, o come zampe di elefante viste le dimensioni abnormi- che stranamente veniva definita da una dismisura strabordante a partire dei fianchi , fianchi che dato il diametro che si accentuava ai bordi rispetto al già ampio torace avevano l’aspetto di qualcosa di incongruo assemblato a casaccio, dato che la parte superiore sembrava di un’ altra misura, più sottile, anche se non di molto, solo di quel tanto che dava appunto un senso di disarmonia., Il maglione grigio di lana pesante rimaneva sollevato in alto, come le camicette a pancia nuda delle adolescenti alla moda..E le mani si notavano subito, mani delicate, quasi femminee( ecco di nuovo l’incongruo, ad una visione attenta ), la mano sinistra dal polso anch’esso sottile, e come affaticato dal peso di un orologio massiccio che riluceva dorato nel salone non troppo illuminato del bar-pizzeri: quello di sinistra sembrava quasi essere un polso spezzato, e riattaccato malamente, tenuto insieme dall’ orologio squadrato dalle maglie larghe, Continua a leggere

LE BENEVOLE di Jonathan Littell


Fratelli umani, lasciate che vi racconti com’è andata. Non siamo tuoi fratelli, ribatterete voi, e non vogliamo saperlo. Ed è ben vero che si tratta di una storia cupa, ma anche edificante, un vero racconto morale, ve l’assicuro. Rischia di essere un po’ lungo, in fondo sono successe tante cose, ma se per caso non andate troppo di fretta, con un po’ di fortuna troverete il tempo. E poi vi riguarda: vedrete che vi riguarda. Non dovete credere che cerchi di convincervi di qualcosa: in fondo , come la pensate è affar vostro. Se mi sono deciso a scrivere, dopo tutti questi anni, è per mettere le cose in chiaro per me stesso, non per voi. A lungo uno striscia su questa terra come un bruco, nell’attesa della diafana e splendente farfalla che porta in sè. Continua a leggere

“IL QUINTO FIGLIO” di Doris Lessing ( Repost)


“A un osservatore lontano, se pure qualcuno si fosse preso la briga di osservarla, in mezzo a tanta gente che faceva di tutto per essere notata, Harriet avrebbe fatto l’effetto di una chiazza color pastello. Come in quadro impressionista, o in una fotografia truccata, la sagoma della ragazza pareva confondersi con ciò che le stava attorno. Harriet, che indossava un abito fiorito, si era messa vicino ad un grande vaso di foglie e fiori secchi. Pian piano l’occhio dell’osservatore avrebbe individuato i capelli scuri e ricci, pettinati senza alcuna concessione alla moda…gli occhi azzurri dallo sguardo dolce ma pensieroso…le labbra un po’ troppo strette.
I suoi lineamenti erano forti e onesti, e il corpo solido. Una giovane donna sana, che forse, sarebbe stata meglio in un giardino. Continua a leggere

” IL CAPRO ESPIATORIO” di AUGUST STRINBERG ( Repost)


” A nord di Holaveden , in una zona montagnosa, una piccola città sta sul fondo di una vallata; i monti dintorno la cingono come una muraglia, sicchè il sole sorge più tardi e tramonta prima di quanto dovrebbe. La muraglia non è però così alta da opprimere la città, anzi fa da barriera e la protegge dai venti, così vi regna sempre la calma. Le montagne sono spoglie, il paesaggio nudo, ma attraverso la città scorre un piccolo fiume con ontani alti e con giunchi, perciò i proprietari dei terreni che lo costeggiano possono stare seduti sui loro pontili, in piccoli padiglioni, a godersi il verde e l’acqua che scorre.
La città aveva avuto un tempo uno stabilimento termale famoso, e c’è ancora un padiglione con le pareti ricoperte di stampelle e bastoni appesi, memoria di cure riuscite. L’acqua è efficace come lo era prima, il farmacista l’analizza ogni anno, ma nessuno ne fa uso, giacchè più nessuno crede ormai nei suoi effetti.
Pensionati in età avanzata, vedove e malati hanno invece scoperto la piccola città senza ferrovia, Continua a leggere

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