SOTTO L’ETERNA SIEPE VERDE


…Sotto l’eterna siepe verde
la notte era molto tranquilla
linda e senza vita
nel sole occiduo:
sul nudo pendio
anche le rovine sembravano
naturali- innocue-…

Ma nessun luogo era invulnerabile; Continua a leggere

DAGLI ESTREMI- GELATI- NERI ORLI


… Dagli estremi
gelati neri orli
la notte iniziava a impallidire
( e il cielo- e le cime morte e misteriose
nell’aria grigia)…

Amava l’ora,
la quieta oscura ora lunare,
quel suo immenso vuoto scintillante
nelle correnti pallide , in fascinose fantasie bianche. Continua a leggere

DIRUPPE- ALLORA-


…( Diruppe allora,la pioggia
in quel pervertimento:
era il tempo della sparizione…)

La sua era una animazione-
puramente febbrile
in un paesaggio geologico- e silenzioso-
( qui tutto è innaturale
– lei si diceva- Continua a leggere

NELLA CONTRATTA LUCE, NEL PAESAGGIO ARSO


Nella contratta luce
(oltre il muro della vicina casa)
vi è un che di recente penoso
inutilmente tetro:
continuava sempre il disgelo,
e radici deformi affondavano nella terra,
come se – e del freddo– le ustioni poi fossero.. Continua a leggere

E ALBERI CHE SMORIVANO IN UN BIANCO DELIRIO


…E il sole gelido cominciava,
a perdere il suo splendore,
nel profumo lieve
-di una magnificenza trascorsa
(e gli alberi che smorivano
erano un bianco delirio)…

E c’è una gioia,
nella sua solitudine all’alba,
nelle strie di quella aurora scarlatta,
e per un momento
( terribile e delirante)
legge il martirologio Continua a leggere

“E FU FUNESTO “- poesia del 22-06-2009 [ repost]


…” Ma non c’era bisogno di sangue…”
– le dissero…

E fu funesto invece,
quell’ammaloramento,
 il terrore psichico
della desolata terra
la rifrazione fragile
del misterium iniquitatis
Cominciava- allora
quella ascesa glaciale,
Continua a leggere

RECENSIONE di DORIS EMILIA BRAGAGNINI su neobar


Poesia “estrema, apocalittica, mistica, numinosa, oscura, divinatoria, seducente, sconcertante, impervia, trascendente, vertiginosa… “ solo alcuni degli aggettivi attribuiti, da accreditati estimatori, alla fervida espressività dei versi di Villa Dominica Balbinot.

In più occasioni maggiormente comparata con Lautréamont, Baudelaire, Mallarmé, la poesia di Villa Dominica Balbinot è territorio da cui difficilmente si esce senza ferirsi, senza essere rimasti in qualche modo sconcertati o affascinati. E’ qualcosa che sfiora corde profonde, che attraversa, o che più precisamente ci proietta in un attraversamento sapientemente modellato al fine di “sospenderci” in un luogo dove l’io poetico, è quel granello fermo al limite centrale della strettoia interconnessa tra i bulbi di una simbolica clessidra. Limite, punto di contrappasso, Continua a leggere

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