E ALBERI CHE SMORIVANO IN UN BIANCO DELIRIO


…E il sole gelido cominciava,
a perdere il suo splendore,
nel profumo lieve
-di una magnificenza trascorsa
(e gli alberi che smorivano
erano un bianco delirio)…

E c’è una gioia,
nella sua solitudine all’alba,
nelle strie di quella aurora scarlatta,
e per un momento
( terribile e delirante)
legge il martirologio Continua a leggere

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” SI OSSIDANO, I FIORI” poesia del 20-7-2009 [Repost]


…  Il cuore umano ha già pressapoco
la mollezza di una pietra…
 Dovete resistere,
alla tentazione di essere umani…

Una rete di fiamme
percorreva il suo volto,
( doveva trattarsi di un incubo.
nell’innaturale postura
il morto sembrava gridare il suo assenso)
e vi era una interminabile striscia calcinata,
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“E FU FUNESTO “- poesia del 22-06-2009 [ repost]


…” Ma non c’era bisogno di sangue…”
– le dissero…

E fu funesto invece,
quell’ammaloramento,
 il terrore psichico
della desolata terra
la rifrazione fragile
del misterium iniquitatis
Cominciava- allora
quella ascesa glaciale,
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RECENSIONE di DORIS EMILIA BRAGAGNINI su neobar


Poesia “estrema, apocalittica, mistica, numinosa, oscura, divinatoria, seducente, sconcertante, impervia, trascendente, vertiginosa… “ solo alcuni degli aggettivi attribuiti, da accreditati estimatori, alla fervida espressività dei versi di Villa Dominica Balbinot.

In più occasioni maggiormente comparata con Lautréamont, Baudelaire, Mallarmé, la poesia di Villa Dominica Balbinot è territorio da cui difficilmente si esce senza ferirsi, senza essere rimasti in qualche modo sconcertati o affascinati. E’ qualcosa che sfiora corde profonde, che attraversa, o che più precisamente ci proietta in un attraversamento sapientemente modellato al fine di “sospenderci” in un luogo dove l’io poetico, è quel granello fermo al limite centrale della strettoia interconnessa tra i bulbi di una simbolica clessidra. Limite, punto di contrappasso, Continua a leggere

LE PAROLE di ANNA MARIA CURCI sulle MIE POESIE del 2016


“Questi inediti di Villa Dominica Balbinot, tutti composti nel 2016, gettano una luce che non teme di essere cruda sulla «agghiacciante perfezione» della pallida, straniata bellezza nel mondo dissestato, funestato, infestato da «consuntore morbo», punture, dissezioni. Per questo, e non soltanto per il rosso-rame del faggio purpureo e per il rosso ‘insolente’, dallo splendore incurante, del sorbo, Continua a leggere

OGGI I FIORI SONO PIU’ DIVERSI



…Oggi i fiori sono più diversi
più aridi più aperti:
ho già pianto la sua morte,
ma lo farò ancora
-e poi ancora…

Nella mistica speculazione,
nella esasperata desolazione misteriosa
perseguo
la narrazione del sangue,
– convoco i miei morti Continua a leggere

IN UN CORRIDOIO DI LUCE DURA


In un corridoio di luce dura
(e superfici fragili)
una stessa ferma aria
risplendeva in tutta la sua fredda forza
nelle città costruite su fiumi sotterranei
luccicanti disperatamente nelle sere
-e tra gli scheletri di anonime piante grige…
Ci si mise di fronte,
a tutta quella cifra folle
scintillante assoluta Continua a leggere

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