RECENSIONE di DORIS EMILIA BRAGAGNINI su neobar


Poesia “estrema, apocalittica, mistica, numinosa, oscura, divinatoria, seducente, sconcertante, impervia, trascendente, vertiginosa… “ solo alcuni degli aggettivi attribuiti, da accreditati estimatori, alla fervida espressività dei versi di Villa Dominica Balbinot.

In più occasioni maggiormente comparata con Lautréamont, Baudelaire, Mallarmé, la poesia di Villa Dominica Balbinot è territorio da cui difficilmente si esce senza ferirsi, senza essere rimasti in qualche modo sconcertati o affascinati. E’ qualcosa che sfiora corde profonde, che attraversa, o che più precisamente ci proietta in un attraversamento sapientemente modellato al fine di “sospenderci” in un luogo dove l’io poetico, è quel granello fermo al limite centrale della strettoia interconnessa tra i bulbi di una simbolica clessidra. Limite, punto di contrappasso, Continua a leggere

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OGGI I FIORI SONO PIU’ DIVERSI



…Oggi i fiori sono più diversi
più aridi più aperti:
ho già pianto la sua morte,
ma lo farò ancora
-e poi ancora…

Nella mistica speculazione,
nella esasperata desolazione misteriosa
perseguo
la narrazione del sangue,
– convoco i miei morti Continua a leggere

Note di lettura di FULVIO SGUERSO su “DEI DISFATTI COLORI”


Le alte, luminose, cupe, icastiche e impervie visioni poetiche di Dominica Villa Balbinot (leggibili nel sito online “Viadellebelledonne”) presentano caratteri simili a quelli che il teologo Rudolf Otto attribuisce al “numinoso” (la pura sacralità), cioè il mysterium tremendum ma anche fascinans , che è all’origine oscura e irrazionale del sentimento religioso e della stessa categoria del sacro (e, potremmo aggiungere, della grande arte).
“Il contenuto qualitativo del numinoso (a cui il misterioso dà forma) è da un lato il momento già citato e respingente del tremendum con la majestas. Ma dall’altro è chiaramente anche qualcosa di particolarmente attraente, Continua a leggere

I CIELI ERANO CARICHI


Nelle contorsioni delle Grazie
– e nell’acqua, nei buchi
o nel fuoco-
io volevo solo il taglio ,
quell’esercizio di sadismo,
la prorogatio
di ogni dilacerazione, Continua a leggere

Recensione di FEDERICA NIGHTINGALE


Franz Von Stuck

Nel leggere Villa Dominica Balbinot si diventa coraggiosi. E’ bene non pensare affatto che sarà una passeggiata addentrarsi nella sua Poesia. Il solo semplice gesto dell’aprire il suo libro “Febbre lessicale” acquista un valore simbolico cruciale, diventa rito magico, trascendenza, potenza subliminale. I suoi versi sono come discese agli Inferi e trasudano di percorsi lunghi e soffocanti, di trasformazioni alchemiche susseguenti, incalzanti, mistiche. Il lessico è ricercato ma sempre indirizzato verso una precisa linea esplicativa del “Dominica-Pensiero” e della particolarissima percezione che la Balbinot ha del mondo e dei suoi abitanti. Del malessere del vivere raccoglie ogni sfumatura, lacerandola con precisione chirurgica e acuta sensibilità in un immaginario fatto di cupa terra e abisso, di morte incombente a cui nessuno può sfuggire. Manipola la lingua, la rende plasmabile sotto colpi di duro patire, la storce, la batte, la inchioda per poi amarla d’una dolcezza inquietante che striscia non vista, fra gli sterpi e le putrefazioni del rifiuto alla resa. Non c’è quindi resa all’inevitabile, al dolore, alla morte; avviene dunque che la lotta s’inasprisca rivelando l’irosa natura d’uno spirito indomabile, agguerrito, impavido. Alle brutture del vivere s’accosta una bellezza squarciata, dilaniata, rinnegata dalla crudezza del mondo, la morte s’accende di vivezza che brucia e trasfigura il reale che riluce di peccato. Continua a leggere

QUEL LUOGO DELLE SABBIE


In un desiderio eterno
-in un dolore eterno-
essi tutti scorticati
rosi erano a metà,
dalle rivelazioni,
della dispietata dottrina.
E guardavano, Continua a leggere

E PIAGATI POI LE PARVERO


In quello splendore
dai colori di acciaio
( così triste così penoso)
piagati mi parvero quei tutti
come acido poi versassero Continua a leggere

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