DIRUPPE- ALLORA-


…( Diruppe allora,la pioggia
in quel pervertimento:
era il tempo della sparizione…)

La sua era una animazione-
puramente febbrile
in un paesaggio geologico- e silenzioso-
( qui tutto è innaturale
– lei si diceva- Continua a leggere

NELLA CONTRATTA LUCE, NEL PAESAGGIO ARSO


Nella contratta luce
(oltre il muro della vicina casa)
vi è un che di recente penoso
inutilmente tetro:
continuava sempre il disgelo,
e radici deformi affondavano nella terra,
come se – e del freddo– le ustioni poi fossero.. Continua a leggere

E ALBERI CHE SMORIVANO IN UN BIANCO DELIRIO


…E il sole gelido cominciava,
a perdere il suo splendore,
nel profumo lieve
-di una magnificenza trascorsa
(e gli alberi che smorivano
erano un bianco delirio)…

E c’è una gioia,
nella sua solitudine all’alba,
nelle strie di quella aurora scarlatta,
e per un momento
( terribile e delirante)
legge il martirologio Continua a leggere

” SI OSSIDANO, I FIORI” poesia del 20-7-2009 [Repost]


…  Il cuore umano ha già pressapoco
la mollezza di una pietra…
 Dovete resistere,
alla tentazione di essere umani…

Una rete di fiamme
percorreva il suo volto,
( doveva trattarsi di un incubo.
nell’innaturale postura
il morto sembrava gridare il suo assenso)
e vi era una interminabile striscia calcinata,
Continua a leggere

OGGI I FIORI SONO PIU’ DIVERSI



…Oggi i fiori sono più diversi
più aridi più aperti:
ho già pianto la sua morte,
ma lo farò ancora
-e poi ancora…

Nella mistica speculazione,
nella esasperata desolazione misteriosa
perseguo
la narrazione del sangue,
– convoco i miei morti Continua a leggere

IN UN CORRIDOIO DI LUCE DURA


In un corridoio di luce dura
(e superfici fragili)
una stessa ferma aria
risplendeva in tutta la sua fredda forza
nelle città costruite su fiumi sotterranei
luccicanti disperatamente nelle sere
-e tra gli scheletri di anonime piante grige…
Ci si mise di fronte,
a tutta quella cifra folle
scintillante assoluta Continua a leggere

CRITICA SU “POETARUM SILVA” del 17-01-2015



“Solo le morte torri” – Inediti di Villa Dominica Balbinot

È il tempo verbale dell’imperfetto indicativo a prevalere in questi inediti di Villa Dominica Balbinot, a delimitarne i poli, ben visibili nella loro versione ‘pura’ e nel loro mescolarsi in varie gradazioni, tra descrizione e narrazione, tra vertiginosa resa di un manifestarsi impietoso e racconto di un dis-farsi progressivo e inarrestabile. Se, tuttavia, l’irruzione dell’orrido («estensione terribile») si manifesta con un’intensità che «all’accerchiato umano» appare insostenibile, a questa si oppone una volontà energica, infuocata, di sollevazione, di moto contrario, che torna «a affermare / le sue condizioni di furore». La “vocazione teatrale” della poesia, Continua a leggere

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