PICCOLO RITRATTO ( repost)


Le sembrava una montagna, una montagna di carne, con la parte inferiore- gli arti, con le cosce massicce come tronchi, o come zampe di elefante viste le dimensioni abnormi- che stranamente veniva definita da una dismisura strabordante a partire dei fianchi , fianchi che dato il diametro che si accentuava ai bordi rispetto al già ampio torace avevano l’aspetto di qualcosa di incongruo assemblato a casaccio, dato che la parte superiore sembrava di un’ altra misura, più sottile, anche se non di molto, solo di quel tanto che dava appunto un senso di disarmonia., Il maglione grigio di lana pesante rimaneva sollevato in alto, come le camicette a pancia nuda delle adolescenti alla moda..E le mani si notavano subito, mani delicate, quasi femminee( ecco di nuovo l’incongruo, ad una visione attenta ), la mano sinistra dal polso anch’esso sottile, e come affaticato dal peso di un orologio massiccio che riluceva dorato nel salone non troppo illuminato del bar-pizzeri: quello di sinistra sembrava quasi essere un polso spezzato, e riattaccato malamente, tenuto insieme dall’ orologio squadrato dalle maglie larghe, Continua a leggere

ERA INVERNO (3)


Con delle vecchie coperte cercò di approntare un giaciglio comodo e in posizione defilata rispetto a ogni manufatto pesante o spigoloso,ormai temeva gli allucinati scontri notturni del cane reso folle( questo era ciò che lei aveva cominciato a pensare dopo la furia distruttiva di cui aveva dato prova nel salotto) da quella sua accelerata condizione di cecità e di progressivo anchilosamento artritico, condizioni morbose che sempre più spesso lo obbligavano a gemere : e il suo era un gemere stridulo e anch’esso scomposto, le parevano grida umanoidi su un fondo di parossistico rabbrividimento generale Continua a leggere

QUELLA VOLTA (1)


Quella fu la mattina in cui,proprio al di sotto di un materassino di gommapiuma rivestito di una specie di rivestimento multicolore che pareva fin incollato nonostante una cerniera attestasse che si trattava di un coprimaterasso di quelli sfoderabili– vi erano disegnati grandi fiori anonimi di quelli stampati in serie su un fondo giallastro di un tessuto rasposo ma certo lavabile a grandi temperature- e proprio in corrispondenza della zona dove tre cuscinetti di minimo spessore, dei cuscinetti leziosi da camere di bambine- e tutti nella tonalità del violaceo virante sul rosa garanza -venivano d’abitudine malamente ingolfati anzi insaccati con un gesto di vera furia in una federa incolore di misura standard Continua a leggere

QUELLO ERA IL GIORNO


Quello era il giorno. Sarebbe stato il giorno,o almeno lo avrebbe dovuto essere- chissà ,mai.. doveva , doveva esserlo, dopotutto- si disse,lei avrebbe fatto tutto perchè lo potesse essere. E allora guardò attentamente il panorama , guardò minuziosamente quel panorama angolare, prospettico rispetto a ciò che si poteva scorgere dalla finestra della camera da letto – angolare anche essa e in alto rispetto a quella particolare abitazione stretta e rientrante- era ubicata in una superficie dall’aspetto vagamente similare a un trapezio sghembo Continua a leggere

LO SGUARDO LATERALE


Aveva un vestito rosso, un vestito di materiale leggero – no, non era elasticizzato, se lo fosse stato avrebbe aderito come fosse una seconda pelle alla conformazione del suo corpo, le si sarebbe appiccicato addosso come una muta impermealizzata, e forse ciò le avrebbe arrecato fastidio e lei si sarebbe dovuta continuamente fermare per scostarne i lembi dal corpo che era come bagnato e che produceva cariche elettrostatiche che attiravano e facevano sfrigolare la trama del tessuto ( e lei del resto era, e si sentiva, elettrica) e questo continuo fermarsi su una strada così particolare non sarebbe stata certo una cosa opportuna, Continua a leggere

ERA INVERNO ( incipit )


Era inverno, ancora, un altro rigido plumbeo inverno . e giorni illividiti si succedevano indistinti attorcigliandosi come contorti in un ammasso informe, stranamente similari alla poltiglia scivolosa che ben presto si sarebbe indurita su ogni limitata superficie lasciata libera dalle precedenti nevicate.
I due grossi felini neri cercavano di starsene vicini , stretti in quell’algore che subito- dopo una breve illusoria fase di disgelo-aveva ripreso con più forza a imperversare, accompagnata come era quella caduta incessante di grosse falde nevose Continua a leggere

L’UOMO DEL BAR


Il bar era piccolo, e pure poco illuminato, e inoltre l’insieme dello spazio dava l’impressione di essere utilizzato male, come fosse lasciato volutamente alla deriva, ma, nonostante una immediata impressione di trascuratezza finanche respingente- era contrassegnato da un’insegna metallica dal nome marinaresco e di vetustà inenarrabile, oltretutto mal inchiavardata e come penzolante sul cemento screpolato di un edificio sul quale si incistava anche un elegante negozio di abbigliamento che con le sue ampie vetrine doppie sembrava stonare quasi poi fosse un corpo estraneo male amalgamato con ciò che lo attorniava -era molto frequentato, in alcuni giorni fin troppo Continua a leggere

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